I giorni passavano uno dopo l'altro, gli animali vivevano la loro vita di sempre, senza notare alcun cambiamento dopo la visita nel loro bosco dei corvi-deputati. Ma una notte nella foresta si scatenò una tempesta. Nel cielo lampeggiavano i fulmini, cadeva una pioggia torrenziale. Torrenti impetuosi d'acqua si riversarono nel bosco, distruggendo tutto sul loro cammino. Sradicavano gli alberi, scavavano burroni, spezzavano i cespugli. Al mattino i fulmini cessarono di lampeggiare. La tempesta era passata.
Il sole si liberò dall'abbraccio delle nuvole bagnate, e torrenti di luce si riversarono nel bosco lavato dall'acqua. Sui rami strappati dalla tempesta brillavano gocce di rugiada, l'erba piegata dal forte vento si rialzò. Una goccia di pioggia solitaria scivolò lungo la corteccia nera di un rametto secco e sottile e si fermò sulla sua cima, pronta a cadere in qualsiasi momento. La gocciolina brillava, riflettendo tutti i colori dell'arcobaleno.
Gli animaletti cominciarono a uscire cautamente dalle loro tane e osservarono con orrore il quadro di distruzione che si presentava ai loro occhi. Questo li spinse a decidere di riunirsi di nuovo nella radura per discutere della scottante questione della discarica e dell'eliminazione delle conseguenze della tempesta.
Tristi e sconsolati, gli abitanti del bosco si diressero verso il bordo della radura per l'assemblea. E cosa videro lì? I rifiuti sparsi dal vento e dilavati dalla pioggia si erano diffusi ancora di più e occupavano un'area doppia rispetto a prima. Il panico si impadronì degli animali, ma il Lupo, coraggioso e veloce capo del branco, propose di occuparsi attivamente loro stessi del riordino, senza sperare in aiuti esterni.
In quel momento, da sotto un mucchio di spazzatura si udì un respiro affannoso e un fruscio, tutti tacquero. E dopo un paio di secondi, dalla pila di rami ammassati e foglie secche, emerse tutto sporco e stanco il nonno Riccio. Gli animali rimasero sbalorditi, e la Volpe si precipitò a scuotere dai suoi aculei i rametti secchi, le pigne e tutti gli altri detriti che si erano attaccati agli aculei mentre il Riccio usciva dal mucchio.
Il nonno Riccio sembrava pensieroso e perplesso.
Raccontò agli abitanti del bosco:
Profondamente sotto i rifiuti c'è qualcosa di grande e scintillante, pesante e incomprensibile. Aiutatemi a tirarlo fuori!
Gli animaletti si incuriosirono, cosa poteva essere?! In aiuto del Riccio vennero i Cinghiali. Con i loro musi e zanne risolsero il compito senza particolare sforzo. Non passarono nemmeno un paio di minuti che dal mucchio di spazzatura estrassero un antico enorme specchio in una solida cornice di quercia, su piedini torniti e intagliati. Gli animali rimasero a bocca aperta! Che meraviglia! Che scoperta!
Lo specchio era sporchissimo, ma i Procioni lavatori si offrirono di pulirlo e lavarlo. Dopo averlo lavato accuratamente e asciugato completamente, i Procioni lo consegnarono al saggio Riccio. E lo specchio cominciò a brillare e risplendere di pulizia e freschezza, senza una sola macchia o segno apparve alla vista della folla.
Vedendo tanta bellezza, gli abitanti del bosco riuniti all'assemblea decisero all'unanimità di installare lo specchio su uno dei ceppi al centro della radura. Affinché chiunque passasse potesse vedere lo specchio e ammirarne la bellezza. Detto fatto!
Il giorno volgeva al tramonto, si avvicinava la sera. Gli animali decisero di tornare a casa, ma all'improvviso, dai rami folti dell'albero più alto si udì: "Uh-uh, uh-uh!". Si era svegliata la vecchia e saggia Civetta. Gridò ancora una volta prolungatamente: "Uh-uh, uh-uh!", e, gettando uno sguardo attento dei suoi enormi occhi, grandi come piatti, verso il basso, notò sia la folla di animali che lo specchio installato sul ceppo al centro della radura.
Battendo le ali, la Civetta fece un giro sopra la radura e atterrò sul ceppo dove si trovava lo specchio. Scrutando tutti i presenti con uno sguardo vigile e significativo, alzò l'ala destra in alto, attirando su di sé particolare attenzione.
La Civetta-Testa Grande pronunciò un discorso:
Quattro anni fa, alla vigilia della campagna elettorale, questo specchio giocò un ruolo decisivo nelle elezioni per il parlamento della foresta. Può mostrare infallibilmente a chi toccherà la fortuna. E per questo bisogna guardarci dentro e pronunciare discorsi legati agli impegni presi davanti agli elettori.
E cosa accadde! Ognuno dei presenti si sentì improvvisamente speciale, degno di essere candidato deputato. Per fare promesse davanti allo specchio si formò un'enorme fila.
Il primo fu il Lupo. Sentendo il sostegno del branco alle spalle, raddrizzò le spalle, tolse dal muso il ringhio ferino e disse nel modo più cortese possibile:
Signori, mi considero il candidato più degno in queste elezioni. Sono capace di risolvere tutte le questioni e i problemi correnti degli abitanti del bosco, sono il più forte e potente, fidatevi di me e vivrete bene.
E dallo specchio all'improvviso lo guardò... l'Orso.
La successiva fu la Volpe. Si guardò nello specchio, gonfiò la coda, alzò le orecchie, sorrise dolcemente e cominciò a parlare, come se cantasse:
Se mi eleggerete, organizzerò qui un pollaio. Le galline spazzeranno via la discarica e cominceranno a farci uova d'oro. E ognuno di voi vivrà più sazio e più ricco. Farò tutto il possibile per garantire a tutti voi una vita e una vecchiaia senza preoccupazioni. Affinché sul declino del vostro cammino di vita nessuno di voi abbia bisogno di nulla. Dovete solo votare per me, e la vostra vita cambierà in meglio!
La Volpe guardò ancora una volta nello specchio e si ritrasse con orrore, perché vide in esso non il proprio riflesso, ma di nuovo il riflesso... dell'Orso.
E in quel momento la stava già spingendo via il prossimo oratore, ed era il Pavone. Aprì la sua coda di straordinaria bellezza, sollevò in alto la testolina elegante, mise in fuori il petto. E, prima di iniziare il suo discorso, ammirò ancora per alcuni minuti il proprio riflesso nell'antico specchio.
Amici, la bellezza, come tutti sapete, è una forza terribile, la bellezza salverà il mondo! Vi prometto di mettere ordine nel bosco, di rendere tutto bello, luminoso. Insieme allestiremo angoli accoglienti di riposo per bambini e adulti, appenderemo lanterne nel bosco per illuminare i luoghi difficili da raggiungere. Perché tutto deve essere bello e colorato, ciò che ci manca nella vita quotidiana. Votate per me, e avrete felicità e grazia.
Cominciò.
Il Pavone guardò di nuovo nello specchio e... che orrore! Lì apparve il riflesso dell'Orso...
Si faceva sera. Il crepuscolo dalla profondità del bosco avanzava sulla radura dove si teneva l'assemblea. Gli animali erano un po' stanchi di questi dibattiti. Non sapevano più a quale dei candidati credere e a quale no. E ognuno degli oratori era fermamente convinto di aver fatto un'impressione degna sull'elettorato.
Sopraffatta dai propri pensieri, ciascuna delle parti non si accorse nemmeno di come dai cespugli di rovi apparve un'ombra, e qualcuno cominciò a muoversi lentamente, con passo pesante ma sicuro, verso la radura. Il rumore di un ramo spezzato risvegliò tutti gli animali dal torpore, nel silenzio il suono del ramo rotto risuonò particolarmente forte. Voltandosi verso il rumore, videro l'Orso Bruno che si avvicinava a loro.
Allora? Avete finito di parlare?
Ringhiò scontento.
Vi siete ammirati abbastanza nello specchio? Ah-ah-ah! E voi, stupidi animali, avete ascoltato tutto questo, annuito, fatto cenni. E...? Ebbene, tutti voi avete avuto qui il vostro momento di gloria e basta! Lo specchio lo prendo io, non c'è bisogno che continuiate a fare sciocchezze qui. Avete visto tutti chi si rifletteva continuamente in esso? E quindi, la forza e il potere saranno nelle mie zampe definitivamente e irrevocabilmente! Ricordate, solo io, l'Orso Bruno, sono il rappresentante più brillante e degno del potere.
La scena muta durò poco. Gli animali capirono che questa decisione non era soggetta a discussione, e se ne andarono tranquillamente alle loro case. E il mucchio di spazzatura non rimosso giace ancora nella radura del bosco, e continua solo ad aumentare di dimensioni.