Molti migliaia di anni fa sulla terra vivevano creature straordinarie che possedevano incredibili abilità.
Questa storia parla di una di queste creature.
Il nostro eroe si chiama FO. Nacque nella tribù dei Pancioni Pelosi, che da tempi antichi proteggevano gli abitanti delle foreste pelose dai cacciatori dai denti affilati.
I cacciatori spesso facevano incursioni per catturare animali rari per il loro re UMA-UMA. I Pancioni Pelosi ipnotizzavano gli invasori usando una speciale peluria che iniziava a crescere sul loro ventre a 33 anni.
FO aveva già compiuto 33 anni, ma la peluria magica non appariva. Quando FO era molto piccolo, amava giocare nei campi d'oro con gli Zampalunghi. Un giorno, mentre cavalcava sulla schiena del suo migliore amico, cadde e si ferì gravemente il ventre. Da allora una cicatrice lo decorava, ma non c'era nemmeno un accenno di peluria.
Si avvicinava l'evento principale per ogni Pancione Peloso: l'iniziazione a protettore della foresta. A FO restavano tre giorni prima che tutti scoprissero che era un Pancione Calvo. Doveva agire.

Di buon mattino FO e il suo amico Zampalungo Fri si diressero verso la pietra saggia Gaa. La pietra era la reliquia più importante dei Pancioni Pelosi.
Ogni Pancione Peloso poteva rivolgersi a Gaa solo una volta nella vita. E FO decise che era giunto il momento.

Avvicinandosi alla pietra, FO gridò forte il suo nome e pose la domanda che lo preoccupava così tanto:
Cosa devo fare, Gaa, perché il mio ventre si copra di peluria magica?
Si sentì un forte crepitio e accanto a FO dal terreno emersero tre piccole pietre rotonde della grandezza di una noce. Una era blu, l'altra rossa e la terza nera.
Calò il silenzio. FO guardava i sassi insoliti con stupore e non capiva cosa farne. Quasi piangendo, raccolse i sassolini e li nascose nella borsa alla cintura.
FO e Fri tornarono indietro in silenzio. Improvvisamente sulla strada davanti a loro saltò fuori un Lepre-Granchio. Fece scattare le chele e gridò forte:
Mi chiamo Zabar! Zabar ha sentito tutto! Zabar racconterà tutto! Tutti scopriranno il ventre calvo del Pancione Peloso!

Cosa vuoi? – disse minacciosamente lo Zampalungo.
Il Lepre-Granchio si pizzicò la coda con le chele e sibilò:
Ho scavato la mia tana per tre anni e dentro ci è entrato un orso bianco e nero. Non vuole andarsene. Scacciatelo e io starò zitto.
Non c'era scelta e gli amici dovettero andare alla tana del Lepre-Granchio. Prima ancora di scendere nella tana, Fri e FO sentirono un forte russare: l'orso era sicuramente dentro.
FO scese per primo. L'orso giaceva raggomitolato su un mucchio di carote.
I Pancioni Pelosi non sono codardi. Senza pensarci un secondo, FO iniziò a svegliare l'ospite indesiderato, tirandolo per la piccola coda.
L'orso smise di russare, ma non si mosse nemmeno, disse solo tranquillamente:
Chiunque tu sia, devi andartene.
FO sporse il ventre in avanti e disse:
Sono FO dalle foreste pelose. Devi andartene tu. Questa non è la tua tana!
L'orso si voltò, guardò gli amici con occhi tristi, pianse e sussurrò piano:

Ho bisogno del mio dito.
Raccontaci cosa è successo, – disse Fri, – dove l'hai perso? Forse possiamo aiutarti?
Mi chiamo Al, – disse l'orso, – ero l'orso più bello e variopinto della mia foresta. Un giorno mi addormentai sulla riva del fiume e quando mi svegliai la mia zampa era in acqua. L'ho tirata fuori e sono rimasto scioccato: il mignolo era scomparso! Ho iniziato a cercarlo in acqua e ho visto il mio riflesso… Non ho potuto trattenere le lacrime: i colori erano spariti! Sono diventato bianco e nero! Ho corso per tre giorni finché non ho trovato questa tana. Non uscirò finché non tornerò ad essere luminoso e bello.
Gli amici uscirono. Il Lepre-Granchio li stava già aspettando.
Allora? – gridò con impazienza Zabar, – quando se ne andrà? Quando sparirà dalla mia tana e dalla mia vita?!
FO abbassò lo sguardo e rimase in silenzio.
Siete proprio inutili, – continuò Zabar fuori di sé, – lo farò io stesso, lo affumerò fuori da lì!
Iniziò a fare scattare le chele rapidamente e cominciò a raccogliere legna secca vicino all'ingresso della tana.
Ho bisogno di fuoco! Ho bisogno di fuoco, FO, o racconterò a tutti di te! – non riusciva a calmarsi Zabar.
Fri e FO rimasero immobili. Non sapevano cosa fare. Improvvisamente la borsa alla cintura del Pancione Peloso si mosse. Sorpreso, la gettò a terra e da lì rotolarono i sassolini di Gaa... Si spezzarono e dentro c'era qualcosa. Gli amici guardarono più da vicino.
Nel sassolino rosso ardeva un carbone. In quello nero c'era il dito dell'orso. In quello blu si vedeva la peluria magica dei Pancioni Pelosi.
Quando FO affascinato tese la mano verso il sassolino blu, gli altri due si offuscarono. FO capì che poteva sceglierne solo uno. In quel momento nella sua testa risuonarono le parole del capo che aveva ammirato fin dall'infanzia.
Ricordate sempre, – diceva il capo, – che i Pancioni Pelosi sono gli unici veri protettori della foresta. Pensano sempre prima di tutto non a se stessi, ma ai deboli e indifesi. A coloro che sono in pericolo.
FO respirò profondamente e chiuse gli occhi. La scelta era ovvia. Afferrò il sassolino nero con il dito dell'orso e gli altri sassolini si trasformarono in polvere all'istante. Senza perdere tempo, il Pancione Peloso si precipitò nella tana e attaccò il mignolo alla zampa dell'orso. L'orso si girò, saltò su, si stiracchiò e dopo pochi secondi iniziò a brillare di colori diversi.
Grazie, grazie, grazie, Pancione Peloso! – gridò l'orso incredulo della sua felicità.
Ma FO era molto triste. Al se ne accorse e disse:
Mio caro amico, ti sarò eternamente grato per aver restituito il mio tesoro! Ora lascerò subito questa tana, voglio tornare a casa immediatamente! Ma non è la tana del Lepre-Granchio a rattristarti. Raccontami cosa è successo. Forse posso aiutarti anche io?
Non puoi, Al, – rispose tristemente FO. – Ho 33 anni, il mio ventre è calvo e tra tre giorni avrò l'iniziazione a protettore della foresta. Diventerò un Pancione Calvo e non potrò mai combattere i cacciatori dai denti affilati.
L'orso scoppiò a ridere e gridò allegramente:
Sai come mi chiamano nella mia terra? Al di Berta, colui che dona la pelliccia! La mia forza è nel mio dito. Accarezzzo con esso gli animali che non hanno nulla per scaldarsi e si ricoprono di una pelliccia lussureggiante. Una pelliccia così calda che protegge da qualsiasi gelo!

Mi hai restituito la mia forza, FO. Per questo ti donerò la peluria magica, – continuò Al teneramente.
L'orso alzò la zampa e accarezzò con il mignolo il ventre del suo salvatore. Il ventre iniziò a pizzicare. FO non credeva ai suoi occhi: proprio sulla cicatrice appariva una soffice e bella peluria. Da allora non c'era nella foresta un Pancione Peloso con una pelliccia più folta di quella di FO.
Fine.